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Scooba 385, il primo robot lava-pavimenti alla portata di tutti

 

Sono passati 9 anni da quando iRobot, forte dei risultati ottenuti a livello mondiale con i rivoluzionari aspirapolvere robot Roomba, inaugurava l'era del lavaggio robotizzato alla portata di tutti. Il primo robot arrivato in Italia per lavare e asciugare il pavimento di casa, in un'unica sessione di lavoro, è stato lo Scooba 385, antenato dei modelli 390, 230 e dell'attualissimo 450. Apprezzato ancora oggi per la sua efficienza e affidabilità, lo Scooba 385 nasceva dall'esperienza maturata da iRobot già in altri ambiti (militare e della sicurezza oltre che delle domotica), esperienza che avrebbe elevato da lì a poco la casa del Massachusetts a brand capace di semplificare la vita delle persone e di produrre dispositivi in grado di sostituirsi a queste nelle fastidiose ma necessarie mansioni domestiche. Lo Scooba 385 impressionava per la semplicità del suo aspetto e per la facilità d'uso. Due soli pulsanti, un serbatoio rimovibile a due scompartimenti, alcuni sensori che gli impedivano di cadere per le scale o di urtare contro i mobili, una spatola per lo strofinamento del pavimento e un motore di aspirazione: tutto questo era racchiuso in un corpo compatto e alto appena 9 cm, quanto bastava per raggiungere ogni punto della stanza e lavare anche sotto mobili e poltrone. Ciò che ne ha decretato il successo è stato il processo di pulizia a quattro fasi e la capacità di muoversi secondo traiettorie dettate dalla sua intelligenza artificiale. Lo Scooba 385 rimuoveva tramite una pompa a vuoto la polvere, le briciole e i capelli presenti sul pavimento, preparandolo così al lavaggio. Nello stesso tempo depositava sul pavimento una piccola quantità di acqua o soluzione detergente (acqua a cui era aggiunta una speciale soluzione iRobot oppure del semplice aceto bianco), quindi strofinava con una spazzola le superfici per rimuovere macchie e schizzi. Una spatola coadiuvata dal motore di aspirazione rimuoveva infine l'acqua sporca convogliandola nell'apposito serbatoio.

NULLA ERA LASCIATO AL CASO
Rispondevano invece al nome di iRobot Aware Robot Intelligence System gli algoritmi adottati dal robot per assumere in ogni momento il comportamento e il movimento più adeguati a garantire la massima pulizia. Lo Scooba 385 partiva sempre con un movimento a spirale ma già al primo ostacolo determinava il percorso più adeguato muovendosi per esempio lungo le pareti e i bordi dei mobili o percorrendo la stanza in lungo e in largo secondo tracciati rettilinei. Ne derivava una funzionamento geniale, simile a quello che caratterizza gli Scooba attuali e che ancora distingue i robot lavapavimenti di iRobot dalla tradizionale abbinata “secchio più straccio”: l'acqua (o la soluzione detergente) pulita non si mescola mai con quella sporca, a vantaggio del risultato finale e dell'igiene domestica. In più, il robot passava più volte per ogni punto della stanza. Terminata la pulizia lo Scooba 385 risultava altrettanto facile da pulire grazie alle sue componenti rimuovili e lavabili sotto l'acqua corrente come i serbatoi di raccolta dell'acqua pulita e sporca e le spatole di pulizia. Bastavano così pochi minuti per rimettere in piena efficienza il robot e prepararlo a una nuova sessione di lavaggio. iRobot tuttavia ha saputo sempre coniugare semplicità d'uso e soluzioni tecnologiche avanzate. Di aspetto diverso da quello attuale ma identico nel principio di funzionamento, il Virtual Wall in dotazione allo Scooba 385 funzionava come “muro virtuale”. Grazie all'emissione di un raggio IR impediva al robot lavapavimenti di oltrepassare un determinato limite. Bastava inserire due batterie, accederlo e posizionarlo sull'uscio della stanza che non si desiderava lavare per concentrare l'azione dello Scooba 385 nell'ambiente desiderato.